Dalle origini a S. Benedetto
Anticamente il territorio sublacense fu abitato dagli Equi. Essi, dopo secoli di lotte e tentativi di difendere la propria indipendenza da Roma, furono definitivamente sconfitti dai Latini nel 304-302 a.C.
Dopo aver occupato la regione sublacense, i Romani decisero di sfruttare le acque del fiume Aniene come riserva per porre rimedio alla carenza idrica dell’Urbe. Il corso dell’Aniene, che caratterizza Subiaco e la vallata circostante, ha fortemente condizionato gli eventi storici e le trasformazioni che hanno portato all’attuale conformazione e situazione dei luoghi.
Dei nove acquedotti costruiti dai romani, ben quattro conducevano le acque dalla vallata dell’Aniene a Roma: l’Anio vetus, l’Acqua Marcia (realizzati in epoca repubblicana),l’Anio novus e l’Acqua Claudia (realizzati nella prima età imperiale).
Per quanto riguarda invece la possibilità di scegliere Subiaco come residenza, sembra che il primo a intuire le potenzialità del luogo sia stato l’imperatore Nerone, che vi costruì una sontuosa villa imperiale, la villa Sublaqueum o villa di Nerone.
Al tempo dell’imperatore risale anche, probabilmente, il primo nucleo abitato della zona, poco oltre i resti delle mura neroniane, nei pressi della località San Lorenzo, dove fu costruita una chiesa dedicata al santo.
Verso la fine del V secolo giunse a Subiaco Benedetto da Norcia. Si tratta di un avvenimento fondamentale per la regione e per lo sviluppo del monachesimo occidentale. A Subiaco il giovane Benedetto cercò solitudine e silenzio: trascorse tre anni da eremita in una grotta del monte Taleo. A questa esperienza seguì un trentennio di attività durante il quale si dedicò completamente alla vita cenobitica. Fondò lungo la valle tredici monasteri per il primo dei quali, il monastero di San Clemente, furono utilizzati edifici della villa neroniana ormai abbandonata.
La Regola dei monaci, redatta e applicata da S. Benedetto a Subiaco e, più tardi, a Montecassino, è un documento fondamentale per comprendere le caratteristiche della vita cenobitica. Il binomio Ora et labora illustra i due momenti fondamentali della giornata di ogni monaco: la preghiera e il lavoro, la contemplazione e la vita attiva.
S. Benedetto abbandonò la valle dell’Aniene verso il 529 e morì nel al 547 circa, dopo altri diciotto anni di attività a Montecassino.
