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Il monastero di San Benedetto
Le due grotte del Taleo nelle quali Benedetto restò per tre anni, anche quando ancora prive di costruzioni, sono sempre state considerate luoghi di preghiera e di miracoli, nel ricordo dell’esperienza eremitica del Santo. Il papa Leone IV consacrò un altare nello Speco e uno nella grotta dei pastori, tuttavia la prima chiesa in muratura, che racchiudeva le due caverne, fu edificata solo nel secolo XI per volere dell’abate Umberto. La vita monastica in forma organizzata vi iniziò nel 1200 circa.
La cappella di San Gregorio fu costruita successivamente e consacrata probabilmente nel 1224, alla presenza di Francesco d’Assisi che si trovava allora a Subiaco.
Il monastero come lo si vede attualmente fu costruito dagli abati Enrico e Bartolomeo nella seconda metà del XIII secolo.
Si giunge al Sacro Speco attraverso una scalinata circondata da un boschetto di lecci. Sulla porticina gotica che introduce al loggiato si trova una croce a mosaico del XIII secolo; in fondo si raggiunge una porta con affreschi del XV secolo di scuola umbra e si accede alla Sala del Capitolo Vecchio, ricca di dipinti della scuola del Perugino, risalenti alla prima metà del XVI secolo. Si accede dunque alla Chiesa superiore, che misura m 23x5,45. La prima parte, ricca di affreschi della scuola senese, è un rifacimento del secolo XIV di una costruzione del secolo precedente di cui si possono ancora vedere tracce. Gli affreschi riproducono scene della vita di Gesù; tra essi, sulla parete sinistra, spicca il Viaggio di Gesù al Calvario, per movimento di personaggi, ricchezza di particolari e drammaticità. Sullo sfondo compare la città di Gerusalemme e, sotto le mura, una folla eterogenea di uomini segue Gesù che, carico della croce, si avvia al Calvario.
Sulla parete destra si nota l’Entrata trionfale di Gesù a Gerusalemme nella domenica delle palme, scena anche questa ricca di particolari e vitalità.
Sulla parete di fronte si trova la Crocifissione, la pittura maggiore, popolata da circa sessantacinque personaggi.
La seconda parte della chiesa custodisce affreschi della scuola umbro-marchigiana del secolo XV. Si tratta di scene della Vita di San Benedetto, tra cui il Santo che sanguina tra le spine; l’Attentato dei monaci di Vicovaro; la Guarigione del monaco accidioso.
Anche le pitture del Transetto appartengono alla scuola umbro-marchigiana. Sull’arco, a destra, si nota l’Ultimo colloquio di San Benedetto con Santa Scolastica prima della morte della Santa; di fronte la Visione di San Benedetto che vede volare in cielo, sotto forma di colomba, l’anima della sorella Scolastica.
Scendendo dei gradini davanti all’altare maggiore si raggiunge la Chiesa inferiore, a due piani. Le pareti sono ricoperte di pitture della scuola popolare romana, in gran parte opera del Magister Conxolus, artista del secolo XIII. Sulla parete sinistra sono rappresentate scene della Vita di San Benedetto, tra cui il Prodigio in Affile; l’Incontro con San Romano; il Ritiro nella grotta. Più in basso, il Miracolo del Goto e, sulla porta del Coro, il Miracolo di San Placido.
Dalla Chiesa inferiore si accede alla Santa Grotta o Sacro Speco, dove S. Benedetto trascorse tre anni di vita eremitica. Il paliotto dell’altare è opera dei Cosmati del secolo XIII e il mosaico dell’abside della scuola vaticana. Sullo sfondo si può ammirare la statua di San Benedetto nella grotta, opera scolpita nel 1637 da Antonio Raggi. Tutto intorno, la roccia nuda vuole essere un richiamo alla riflessione e alla preghiera.
Una scala a chiocciola conduce dalla Chiesa inferiore alla cappella di San Gregorio, caratterizzata da pitture del XIII secolo preziose per comprendere l’arte medievale.
Nell’atrio si trova un affresco del Conxolus che rappresenta Santa Chelidonia, l’eremita benedettina vissuta nella grotta di Morra Ferogna nel XII secolo.
Da notare inoltre l’affresco di San Francesco d’Assisi, rappresentato senza aureola né stimmate, dipinto quindi quando il Santo era ancora in vita e prima del 1224, anno in cui ebbe le stimmate.
Dalla cappella di San Gregorio si scende lungo la Scala Santa, sulle cui pareti si ammirano dipinti di scuola senese, e si accede alla cappella della Madonna.
Anche la cappella della Madonna custodisce affreschi di scuola senese, tutti riproducenti momenti salienti della vita della Vergine. Nella volta si trovano l’Annunciazione, l’Incoronazione, la Purificazione e la Vergine Madre della Chiesa. Tra gli affreschi delle pareti si trovano scene della Natività di Gesù; la Morte della Vergine; l’Assunzione di Maria Santissima.
In questa cappella si conservano le ossa del Beato Lorenzo Loricato, morto nel 1243 e trasportato nel Sacro Speco nel 1724.
Dalla cappella della Madonna si scende alla Grotta dei Pastori, così denominata perché S. Benedetto vi impartiva lezioni di dottrina cristiana ai pastori dei dintorni. Sulla roccia viva si può notare un frammento di pittura bizantina dell’VIII secolo, raffigurante la Madonna col Bambino e due santi ai lati. Uscendo all’aperto si accede a quello che fino al 1870 era il piccolo cimitero dei monaci dello Speco. Adiacente a esso è il Roseto di San Benedetto. Si tratta del roveto fra le cui spine si era gettato S. Benedetto per vincere la tentazione, e dove poi S. Francesco nel 1224, durante la sua visita al Sacro Speco, innestò delle rose. L’episodio di cui è protagonista S. Francesco è raffigurato su una parete da un affresco del XVII secolo, opera del Manenti. Dal Roseto inoltre è possibile ammirare il complesso architettonico del santuario e le varie strutture che lo caratterizzano.
S. Benedetto a Subiaco
Per la storia della regione e del monachesimo occidentale l’arrivo e il soggiorno a Subiaco di S. Benedetto, verso la fine del V secolo, rivestono particolare rilevanza. Tuttavia, probabilmente già dal I secolo l’intera regione era cristiana e aveva conosciuto la vita monastica: S. Gregorio Magno nel II libro dei Dialoghi – unica e preziosa fonte biografica su S. Benedetto – fa cenno a due monasteri, uno sul monte Taleo (vicino all’attuale Sacro Speco) e l’altro nei pressi di Vicovaro. Dunque possiamo presumere che Benedetto abbia scelto Subiaco anche perché sapeva che vi si erano sviluppate delle comunità monastiche.
Benedetto, nato a Norcia intorno al 480, si trasferì a Roma da adolescente per motivi di studio e proprio lì, osservando una realtà corrotta e immorale, maturò la decisione di abbandonare tutto per intraprendere una ricerca spirituale che avrebbe poi tanto arricchito i luoghi in cui visse. Giunse dunque a Subiaco cercando solitudine e silenzio, e trascorse tre anni in una grotta del monte Taleo, vivendo nella preghiera e nella rinuncia. Ebbe contatti solo con un monaco, Romano, che provvedeva al suo sostentamento procurandogli ogni giorno del cibo, sottraendolo al proprio pasto.
Al termine dell’esperienza eremitica, Benedetto tornò ad avere contatti col mondo esterno: ai tre anni nella spelonca fece seguito un trentennio di vita cenobitica durante il quale egli fondò e governò i monasteri sublacensi. La casa-madre, il monastero governato da S. Benedetto, probabilmente non fu costruito bensì ricavato utilizzando edifici della villa di Nerone abbandonata, ed è comunemente ricordato col nome di monastero di San Clemente. A esso si aggiunsero, lungo la valle, altri dodici monasteri alle dipendenze della casa madre, abitati da dodici monaci e aventi ciascuno un proprio superiore.
Il più vicino alla casa-madre, il primo in ordine di importanza e probabilmente anche in ordine di tempo, è il monastero di Santa Scolastica, il cui nome primitivo fu San Silvestro. Dei tredici monasteri non faceva invece parte il Sacro Speco, l’attuale monastero di San Benedetto. Documento fondamentale per ricostruire le caratteristiche della vita cenobitica alle origini è la Regola dei monaci, redatta e applicata da S. Benedetto sia a Subiaco che, più tardi, a Montecassino. Il binomio Ora et labora riassume in maniera sintetica le norme fondamentali della vita cenobitica: preghiera e lavoro sono il simbolo rispettivamente della vita contemplativa e attiva, entrambi momenti indispensabili della giornata di ogni monaco.
S. Benedetto abbandonò la valle dell’Aniene verso il 529 a causa della persecuzione di un prete di nome Fiorenzo, che non solo tentò di uccidere fisicamente S. Benedetto, ma, non riuscendo nel suo intento, cercò di indurre in tentazione i monaci invitando delle ragazze a danzare nude nelle vicinanze del monastero. Dopo la partenza del santo, la vita monastica proseguì sotto la guida dei successori del fondatore, S. Mauro e S. Onorato.
S. Benedetto morì intorno al 547, dopo altri diciotto anni di attività a Montecassino, durante i quali si occupò di convertire al cristianesimo le popolazioni ancora pagane, costruì il monastero di San Martino e redasse la stesura definitiva della Regola.
