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La villa di Nerone
Nella vicenda della costruzione della Villa di Nerone, o villa Sublaqueum, il fiume Aniene costituisce un elemento fondamentale e caratterizzante. La villa dell’imperatore, infatti, fu costruita sulle rive di tre laghi artificiali, ottenuti tramite lo sbarramento in tre punti della valle e la realizzazione di altrettante dighe. A destra e a sinistra dei tre laghi, denominati simbruina stagna, si levarono i padiglioni della villa, lungo una superficie di circa due chilometri e mezzo; la villa era dunque costituita di più nuclei. Univa i padiglioni un grande ponte di marmo.
La villa fu costruita nei primi anni dell’impero di Nerone, nel 54-55 d.C., ed è possibile che gli architetti siano stati Celere e Severo. Lo schema utilizzato è aperto, “a festone”, lo stesso della celebre Domus Aurea a Roma e della posteriore Villa Adriana a Tivoli. I vari nuclei si inserivano nel paesaggio naturale sfruttandone le caratteristiche e la bellezza e contemporaneamente plasmandolo e dominandolo con soluzioni architettoniche singolari.
Secondo la narrazione di Tacito negli Annales, l’imperatore abbandonò la villa nel 60, dopo che un fulmine colpì la tavola proprio mentre Nerone stava mangiando. Tutte le dighe crollarono durante il Medioevo.
I resti della villa imperiale affiorano in diverse zone del sublacense. Nei nuclei della villa situati più in alto, rinvenuti nel 1883-84, furono ritrovate due statue: l’Efebo di Subiaco del IV secolo a.C. e una testa di fanciulla dormiente, conservate nel Museo Nazionale Romano. Tale nucleo è interpretato dagli archeologi come padiglione-belvedere.
Le tracce più evidenti si trovano poco più in basso, sulla riva destra dell’Aniene, in località San Clemente, e sono interessanti anche perché riguardano il nucleo della villa che S. Benedetto utilizzò per costruire la casa-madre, il primo dei monasteri da lui fondati. Si tratta di un’area di m 70x20, scoperta parzialmente nel 1883 e portata alla luce tra il 1994 e il 1999, realizzata in muratura di piccoli elementi piramidali (opus reticulatum). È un fabbricato compatto, salvo che per una cisterna rettangolare, isolata dal resto, che si trova nel punto più alto. Più in basso ci sono gli altri ambienti, circa venti vani, isolati dalla roccia per mezzo di un corridoio che li circonda.
Risulta difficile stabilire quali funzione avessero i diversi ambienti, tuttavia quasi certamente cinque di essi fungevano da terme: sono stati individuati un locale per il bagno caldo e la relativa camera di combustione. Un altro vano rettangolare corrisponde a un ninfeo ed è stata individuata anche una vasca ellittica forse destinata ad allevamento ittico.
